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Vespa 50: il “Vespino” per i giovanissimi

Con l’introduzione nel 1962 della targa obbligatoria per i veicoli con cilindrata superiore ai 50cc, il mercato degli scooter subisce una forte scossa. La risposta Piaggio è immediata: nel 1963 presenta la Vespa 50, il nuovo scooter senza obbligo di targa né patente, che scavalca la crisi generata dal vincolo normativo ottenendo un immediato successo.

I giovanissimi diventano i principali referenti dell’azienda e i primi entusiasti acquirenti del veicolo che si guida dai quattordici anni, senza patente e con facilità grazie alle piccole dimensioni e al peso limitato; forte attrazione anche per il pubblico femminile che può ora guidare lo scooter con più agilità.

Vespa 50 è uno scooter monoposto con peso di 66 kg, cambio a tre marce, telaio molto stretto con sacche integrate nello stampo della scocca. Il manubrio molto piccolo è realizzato in pressofusione e ha il guscio aperto nella parte inferiore, predisposto per l’attacco del parabrezza; nella parte superiore un foro cilindrico chiuso da un tappo può ospitare il contachilometri, previsto come accessorio.

Anche il sollevamento della Vespa 50 sul cavalletto richiede uno sforzo minimo.

La Vespa 50 è proposta in più colorazioni, anche metallizzata, con sella semplice monoposto o, su richiesta, con sella lunga “Turismo”, di serie nella versione Lusso dai fregi cromati e i colori brillanti.

Il motore monocilindrico a due tempi con distribuzione rotante, cilindrata 49,77 cc, alesaggio per corsa 38,4 x 43 mm, ha tre caratteristiche che lo rendono particolarmente “amichevole”:

  • silenziosità meccanica e di scarico
  • elasticità di marcia (tale da consentire anche la partenza in seconda, agevolando i principianti)
  • facilità di avviamento grazie alla potenza del volano magnete e alla razionale conformazione sia della leva a pedale che del settore dentato interno

A motore freddo basta una pedalata, a motore caldo giusto una leggera pressione senza spingere la leva a fondo corsa. L’avviamento risulta agevole pur stando in sella. Facilmente raggiungibili anche in marcia sono il rubinetto del carburante e il pomello della starter, posti sotto la sella.

Altro punto di forza della Vespa 50 sono le eccellenti doti di stabilità, grazie ad un baricentro equilibrato e la ben studiata distribuzione delle masse, le dimensioni ridotte e l’efficacia delle sospensioni: caratteristiche che rendono lo scooter Piaggio estremamente sicuro e di grande maneggevolezza, complici l’ampio raggio di sterzo e l’interasse ridotto.

La Vespa 50 funziona con miscela al 2 per cento con un notevole risparmio sul carburante, confermato dal consumo del mezzo che si assesta sul litro per 60 km; il serbatoio ha una capacità di 5,2 litri.

Il tappo di rifornimento si trova sullo stesso piano del portapacchi in lamiera stampata che segue il disegno del serbatoio.

La sella è fissata a una piastra apribile che funge da coperchio al contenitore porta attrezzi realizzato con vaschetta di plastica sotto la quale si accede al carburatore (Dellorto 14 mm) all’interno del telaio e connesso al motore da un lungo collettore di aspirazione.

Nell’impianto di illuminazione il faro anteriore tondo è incorporato nel manubrio senza alcuna cornice, mentre il fanalino posteriore, in fusione di alluminio, è verniciato e il trasparente ha il catadiottro incastonato.

La nascita della Vespa 50 ha rappresentato un evento fondamentale nella motorizzazione su due ruote, in termini di sviluppo tecnologico, industriale e per le numerose vendite. Ha saputo coinvolgere e convertire all’uso dello scooter anche persone ancora indifferenti.

Vespa 50 sarà l’ultimo progetto firmato da D’Ascanio prima di ritirarsi dall’attività; la sua produzione, attraverso le continue evoluzioni nel tempo, non sarà più abbandonata.

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